La misericordia, cammino di riconciliazione con Dio, con noi stessi e con gli altri in Santa Faustina Kowalska

I. Introduzione

Perché la misericordia si trova al centro del pensiero e della spiritualità di Santa Faustina e per­ché la Chiesa attraverso questa Santa ha voluto promuovere nel secolo XX fino ad oggi il culto della divina misericordia? Le parole di Giovanni Paolo II nel giorno della sua canonizzazione ten­tano di rispondere a questa domanda:

la vita di questa umile figlia della Polonia è stata completamente legata alla storia del ventesimo se­colo, il secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle. E', infatti, tra la prima e la seconda guerra mondiale che Cristo le ha affidato il suo messaggio di misericordia. Coloro che ricordano, che furono testimoni e partecipi degli eventi di quegli anni e delle orribili sofferenze che ne derivarono per mi­lioni di uomini, sanno bene quanto il messaggio della misericordia fosse necessario. Disse Gesù a Suor Faustina: "L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina miseri­cordia" (Diario, p. 132). Attraverso l'opera della religiosa polacca, questo messaggio si è legato per sempre al secolo ventesimo, ultimo del secondo millennio e ponte verso il terzo millennio [1].

Di fronte alle tenebre del secolo scorso Dio stesso ha voluto rivelarsi a Santa Faustina come Misericordia. Il messaggio della misericordia non è nuovo, però può diventare oggi un segno di spe­ranza in un mondo sempre più difficile e disorientato.

La Misericordia, nella Sacra Scrittura e poi dopo nella spiritualità cristiana, è stata definita come l’amore di Dio di fronte al peccato e alla sofferenza dell’uomo. Il Papa Pio XII aveva affer­mato che il peccato più grande della nostra epoca è la perdita del senso del peccato e considero che questa perdita del senso di peccato ha fatto sì che la misericordia non abbia più un ruolo nel pen­siero o nel cuore dell’uomo. Se Dio attraverso Santa Faustina ha considerato importante approfon­dire la misericordia, evidentemente Lui riteneva che mancasse qualcosa nell’approccio dell’uomo alla realtà del peccato. Io direi che di fronte al problema del peccato non si risponde più con la mi­sericordia ma piuttosto con tre atteggiamenti molto comuni ai nostri giorni:

a) L’indifferenza: La perdita del senso del peccato deriva, e comporta a sua volta la man­cata distinzione fra male e bene. La rinuncia alla possibilità di raggiungere la verità finisce nel re­lativismo morale con le sue drammatiche conseguenze. La nostra società vive un agnosticismo fun­zionale che non è altro che un’indifferenza nei confronti di Dio: «l’agnostico cerca di assumere una neutralità che nella pratica non è possibile. Sotto le vesti di una certa concezione della scienza –oggi diffusa− mette tra parentesi la realtà di Dio o mette in dubbio la capacità dell’uomo di ricono­scere l’esistenza di Dio. […] Oggi questa funzionalità dell’agnosticismo, in altre parole, vivere come se Dio non esistesse, si è estesa a livello culturale dando origine ad una manifestazione molto caratteristica della “cultura di morte”»[2].

L’esperienza del male, del dolore, della sofferenza e del peccato nel mondo porta tante per­sone a ribellarsi e diffidare di Dio, come se Dio fosse l’autore o mandasse la sofferenza agli uomini. Tante volte si percepisce Dio non come un padre misericordioso, bensì come uno che ci ha creato e poi abbandona le sue creature disinteressandosene totalmente.

b) Il Pessimismo antropologico e la mancanza di fiducia nel perdono di Dio: Succede che alcuni cristiani, benché credano in Dio, vivono una mancanza di fiducia o un pessimismo na­scosto. Non credono fino in fondo che il Signore possa convertirli e possa cambiare la possibilità di cambiare la loro vita [3]. Questi cristiani ritengono nel profondo dell’anima che il peccato sia più forte della grazia di Dio. Ci sono anche casi di eccesso di scrupolo, per cui alcuni cristiani hanno paura che Dio non li perdoni. Per queste persone la misericordia non è stata capita.

c) Crisi di paternità: Ci troviamo anche di fronte a una crisi di paternità che rende difficile capire che c’è un Dio misericordioso e paterno che possa liberarmi dalle forze del male. Freud, uno dei «maestri del sospetto» e rappresentante del pensiero del secolo XX, ha avuto un influsso note­vole nella nostra società sostenendo che la religiosità cristiana è un’aberrazione psicologica. Lui mette in discussione il rapporto di comunione che esisteva prima del peccato fra Dio Padre e l’uomo come figlio [4]. Freud mettendo in dubbio la rivelazione di Dio come padre lascia l’umanità orfana del suo fondamento esistenziale e ontologico. Martinelli afferma: «oggi, è una società in cui la paternità soffre di una grave crisi di assenza. Rischiamo di vivere in una cultura e in una “società senza pa­dre” e senza il senso della paternità»[5].

Al rifiuto della paternità divina si aggiunge la crisi dell’identità della famiglia e dei nuclei fa­miliari. In tal modo, diventa sempre più difficile sperimentare in maniera profonda il sentimento sicuro, forte, sereno della figliolanza: «l’assenza dei genitori a casa genera insicurezza di fronte alla realtà e paura dell’impegno, comportamenti molto frequenti fra i giovani e gli adolescenti»[6]. Tante volte i padri non sono presenti nella vita dei figli e non sono poche le volte che i genitori non sanno come vivere una paternità e maternità matura, che non sia iperprotettiva, ma che promuova l’identità del figlio.

D’altronde, non sono pochi coloro che oggi vogliono svincolare dalla famiglia la sua radice più intrinseca e profonda, cioè il matrimonio. La natalità è sempre in discesa, considerando che in Italia la media è di 1,23 figli per donna, il secondo tasso più basso nel mondo occidentale, segno di una società che ha perso la speranza nel futuro e vive spesso nell’individualismo più egoista.

In seguito a questa crisi familiare sono tanti coloro che non possono percepire l’amore pa­terno di Dio attraverso l’amore dei loro genitori. Se a questo si aggiunge il fatto che viviamo in una cultura indifferente nei confronti di Dio, le persone non si sentono più figli, ma orfani, soli e abban­donati al proprio destino. Tutto il mondo è orfano ed ha bisogno del Padre.

Andare più a fondo sul tema della misericordia diventa perciò una sfida per la mentalità at­tuale, una sfida che Santa Faustina intraprende guidata da Dio. Lei è certa che «lddio è sempre il migliore dei padri »[7]. Sembrerebbe che il compito di Santa Faustina sia quello di aiutare gli essere umani a scoprire come Dio sia veramente il nostro Padre, il migliore dei padri.

II. La Misericordia nel pensiero di Santa Faustina

Anzitutto bisogna dire che Santa Faustina è una santa di una profonda spiritualità e vive intensamente la comunione con Cristo. Non tenta di andare a fondo sul mistero di Dio in maniera intellettuale; lei desidera esprimere soltanto ciò che vive intensamente e, spinta dal suo direttore spirituale, mette per iscritto tutto ciò che prova nel rapporto con Dio, così come tutte le ispirazioni interiori dello Spirito Santo. Santa Faustina, donna umile e di poca istruzione, riesce a comprendere il mistero dell’Amore di Dio con molta chiarezza e profondità. In lei si compiono le parole di Cristo quando promette di rivelarsi ai semplici di cuore [8].

Anzitutto bisogna capire la differenza fra l’Amore e la Misericordia. Secondo Faustina «La Misericordia è il fiore dell’amore, Dio è amore, la misericordia è la Sua azione, nell’amore ha il suo inizio, nella misericordia la sua manifestazione»[9]. Per il fatto che esiste il peccato, l’amore del Pa­dre, nella storia, si rivolge all’uomo come misericordia. Possiamo definire la misericordia come l’amore che si china verso il peccatore, il debole, il bisognoso. L’amore è sinonimo di misericordia, però la misericordia è un tipo speciale di amore: «secondo S. Tommaso d’Aquino, la carità è una virtù che tende a procurare il bene al prossimo e la misericordia è una virtù che cerca di eliminare il male che lo affligge. La carità quindi si distingue dalla misericordia per lo scopo a cui tende. La ca­rità tende a moltiplicare il bene, la misericordia invece ad evitare il male (Cf. Sth, II-II, q. 31, a. 1)»[10].

Santa Faustina definisce così la misericordia: «E compresi che l’Amore e la misericordia è l’attributo più grande. Esso unisce la creatura al Creatore. L’amore più grande e l’abisso della Misericordia li riconosco nell’Incarnazione del Verbo, nella Redenzione da Lui operata. E da ciò compresi che questo attributo è il più grande in Dio»[11]. In questa semplice affermazione Santa Faustina accenna i contenuti più importanti della Misericordia. Definiamo la Santissima Trinità come la comunione divina d’amore: il Padre che si dona al Figlio e il Figlio che si dona al Padre nello Spirito Santo. Santa Faustina afferma con convinzione che la misericordia più grande stia nell’Incarnazione del Verbo e nella Redenzione da Lui operata. Questa è una verità profonda della nostra fede: Dio è Amore [12] e noi scopriamo nel volto di Cristo misericordioso il Padre e il suo Amore [13]. Dio si rivela misericordioso attraverso il Suo Figlio incarnato. Per Santa Faustina la misericordia si personifica in Gesù Cristo, la misericordia è Gesù Cristo: «misericordia di Dio, venuta nel mondo nella persona del Verbo Incarnato»[14].

La riconciliazione e la salvezza che Gesù ci ha portato superano infinitamente il dono della prima creazione. Santa Faustina riconosce che il mistero dell’Incarnazione del Verbo è la pienezza della rivelazione dell’Amore di Dio e che oltrepassa l’amore che ci aveva manifestato creando l’essere umano. Lei ha una devozione particolare per il Bambino Gesù. Diverse le occasioni in cui ella contempla Gesù Bambino nel momento della consacrazione. Il mistero dell’Incarnazione e della nascita di Cristo è per lei un mistero privilegiato per percepire l’amore di Dio.

Le parole di Suor Faustina ci fanno capire anche il vero significato del dono della riconciliazione che ci porta Cristo dopo il peccato originale: «la misericordia unisce la creatura al creatore». Con questa frase Santa Faustina vuol dire che il Signore Gesù fa sì che l’essere umano possa partecipare, anche dopo il peccato originale, della stessa vita trinitaria. Cristo non è venuto a rivelarci delle verità di tipo teorico, ma ci ha rivelato il Padre affinché noi possiamo avere un rapporto d’intimità, di amicizia, una vera partecipazione al mistero divino. È la misericordia di Cristo che serve da ponte per unire la creatura e il Creatore.

Per capire meglio il pensiero di Suor Faustina vorrei soffermarmi sul significato della misericordia. Nell’Antico Testamento la parola misericordia è la confluenza di due correnti di pensiero: la fedeltà e la compassione. Il primo termino hesed [15] che tradotto in greco si definisce come ελεοs, fa riferimento ad un amore cosciente, che scaturisce da un’esigenza interiore come risposta alla fedeltà a se stesso. Perciò la misericordia è qualcosa di più che un atto esteriore; si tratta di un amore che sorge dalla propria interiorità. Hesed esprime la pietà che implica fedeltà. Non è soltanto la bontà o la buona volontà verso colui che soffre o subisce un’afflizione, ma è una bontà unita al desiderio di aiutare: «Hesed non è primariamente un modo di sentire, ma l’atto (di aiuto) che corrisponde ad un rapporto di fedeltà, ed è la fedeltà come atteggiamento giusto per quel rapporto»[16]. Perciò non è strano trovare hesed unita alla parola emeth (Sal. 25,10; 26,3)[17]. Si tratta della fedeltà di Dio alla sua alleanza malgrado l’infedeltà degli uomini. La misericordia con questa caratteristica di fedeltà si manifesta come un amore più forte del peccato e del tradimento [18].

Il secondo vocabolo per definire la misericordia è rahamim. Rahamim significa grembo ed esprime i sentimenti materni (Cf. Is. 13,18; 49,15). È la dimensione affettiva dell’amore: la compassione. È un amore gratuito che non è frutto del merito. La misericordia di Dio è l’amore tenero, paziente, compassionevole, che va incontro all’essere umano che subisce un male fisico o morale, manifestandosi specialmente come un’amore che perdona il peccato umano.

In Gesù Cristo percepiamo sia la fedeltà all’essere umano sia l’amore tenero e compassionevole. Nonostante ciò la sua misericordia supera e porta a pienezza la misericordia dell’Antico Testamento: Cristo con la potenza della sua morte e risurrezione non soltanto è fedele e compassionevole, ma riesce ad estrarre dal male una potenza salvifica e un bene per la persona umana. La misericordia non è soltanto un sentimento di compassione verso di noi, ma è la possibilità che Lui ci trasformi veramente e faccia di noi uomini nuovi. L’amore di Gesù Cristo non è un amore astratto ma si abbassa alla realtà umana con un impegno reale e con un amore personale che conosce il cuore umano e la sua situazione di peccato.

Nelle rivelazioni di Gesù a Santa Faustina possiamo riscontrare questi due aspetti della misericordia: da una parte la fedeltà di Gesù che non si ferma di fronte al peccato umano: «anche se i peccati delle anime fossero neri come la notte, -dichiara Gesù alla Santa- quando un peccatore si rivolge alla Mia Misericordia, Mi rende la gloria più grande ed è un vanto della Mia Passione»[19]. La fedeltà di Gesù è la certezza che ci accompagnerà fino all‘ora della morte: «Io stesso li difenderò nell’ora della morte»[20], rivela Gesù a Santa Faustina. In seguito la Misericordia di Gesù verso Santa Faustina rivela questi tratti di tenerezza e di affetto di fronte alla sua sofferenza: «Dì tutto, bambina Mia, senza alcuna riserva, poiché ti ascolta un Cuore che ti ama, il Cuore del tuo migliore amico»[21]. Alla fedeltà e compassione si aggiunge la potenza misericordiosa di Cristo. Lui è capace di trasformare il cuore di pietra di un peccatore: «i più grandi peccatori potrebbero raggiungere una grande santità, se soltanto avvessero fiducia nella Mia Misericordia»[22].

L’amore del Padre, rivelato dal Figlio in ogni cuore umano, ha la caratteristica di essere un amore che si china sulla sofferenza e si rivolge verso il peccato con tutta la potenza salvifica: «Nel compimento escatologico la misericordia si rivelerà come amore, mentre nella temporalità, nella storia umana, che è insieme storia di peccato e di morte, l'amore deve rivelarsi soprattutto come mi­sericordia ed anche attuarsi come tale»[23].

III. La misericordia, cammino di riconciliazione con Dio

Accogliere la misericordia divina diventa il cammino di riconciliazione con Dio. La misericordia di Dio è un amore che riconcilia, un amore che perdona e trasforma. C’è uno stretto legame fra la misericordia e la riconciliazione perché il contenuto della misericordia è la riconciliazione e il perdono dei peccati: «ogni miseria affonda nella Mia Misericordia e da questa sorgente scaturisce ogni grazia salvifica e santificante»[24]. Santa Faustina ripete costantemente che Gesù è sempre disponibile al perdono: «prega per queste anime, perché non abbiano paura di avvicinarsi al tribunale della Mia Misericordia. Non cessare di pregare per i peccatori»[25].

Nelle rivelazioni che Gesù fa a Santa Faustina appare la consapevolezza da parte di Gesù della paura e della diffidenza degli uomini nei suoi confronti. Il peccato genera nell’essere umano una diffidenza sulle intenzioni di Dio. Dio appare oggi, per tanti uomini come un Dio impositivo che nega la felicità all’uomo o come un Dio indifferente e cattivo che non si preoccupa delle sue creature. Il peccato consiste nel dubitare della bontà divina e non considerare Dio come un padre buono; si guarda a Lui con uno sguardo di sospetto, pensando tra l’altro che i nostri cammini e i nostri pensieri siano migliori di quelli che Dio ci propone. Il messaggio che Gesù offre a Santa Faustina per tutti noi è giustamente un cammino di riconciliazione con Dio, un tentativo di guarire la ferita del peccato che non permette un rapporto di fede e di fiducia filiale. Ricordiamo il fatto, molto suggestivo, che l’immagine che Santa Faustina era stata incaricata di dipingere doveva avere come iscrizione le parole: Gesù, confido in Te!

Perché queste parole? Il peccato non è solo un’offesa a Dio, il peccato è definito da Giovanni Paolo II come un «atto suicida»[26]. Si tratta di un atto suicida perché l’uomo rompe con la sorgente e la fonte della propria Vita, non vivendo più come figlio fiducioso in un rapporto amicale, ma vivendo come schiavo. Colui che pecca non soltanto offende Dio, ma nel momento che si allontana dalla Casa del Padre vive come il figliol prodigo. Colui che pecca denigra la propria dignità e non vive più come figlio, bensì come schiavo. Questa schiavitù, frutto del peccato, non permette che la persona possa vivere con la fiducia e la libertà dei figli di Dio. Colui che si sente figlio è fiducioso, spontaneo, libero nel suo rapporto con il padre. Il peccato altro non è che lontananza, sospetto e diffidenza. È per questo che il messaggio di misericordia di Santa Faustina è incentrato sulla fiducia filiale. Riconoscersi peccatori ed accogliere la misericordia divina significa sentirsi nuovamente figli e con la libertà dei figli tornare alla casa Paterna, sentendosi come un vero figlio che considera i beni di Dio Padre anche suoi. Santa Faustina sente la voce di Cristo che le dice: «Il peccatore non deve aver paura di avvicinarsi a Me […] la sfiducia delle anime Mi strazia le viscere. Ancora di più Mi addolora la sfiducia delle anime elette. Nonostante il Mio amore inesauribile non hanno fiducia in Me»[27]. Sono molte le volte in cui Gesù le rivela l’importanza della fiducia filiale. Questa fiducia in Dio descrive un attegiamento dell’uomo legato alle virtù teologali della speranza e della fede. La parola fiducia, dal termine ebraico batah significa essere certi o sicuri. Nel caso di Santa Faustina la fiducia è legata sia alla fede in Cristo che alla virtù della speranza nelle promesse di Dio [28].

Cristo soffre per la nostra diffidenza, per la nostra mancanza di spontaneità e libertà nel nostro rapporto con il Padre. Le parole che rivolge a Santa Faustina sono come un’eco della parabola del figliol prodigo: di fronte alla sfiducia e diffidenza del peccatore, Dio si manifesta come il Dio che corre incontro all’essere umano prendendo Lui l’iniziativa riconciliatrice. Suor Faustina in sintonia con la parabola considera che «il Redentore Misericordioso cammina per le strade del mondo e della storia cercando le anime disposte ad accettare la grazia del perdono (cfr. VI, 77). Cristo non desiste facilmente ma addirittura “insegue i peccatori su tutte le loro strade” (cfr. VI, 90)»[29].

La misericordia è così un’iniziativa divina. È Dio che fa il primo passo verso la riconciliazione con Lui. Accogliere la misericordia divina diventa un cammino di riconciliazione con il Padre, perché la riconciliazione è il primo passo verso la profonda comunione con Dio. Santa Faustina sperimenta una profonda conformità con Cristo perché è una donna che ha accolto nella propria vita la misericordia e il perdono di Dio Padre.

Questa riconciliazione permette di vivere quella realtà che la Chiesa ha chiamato l’inabitazione o la dimora delle Tre Persone divine che avviene nei giusti. Il sentiero che ci rivela Suor Faustina è la possibilità di vivere un’amicizia profonda con Dio, di far sì che le tre Persone dimorino nel proprio cuore come in un tempio. Lei afferma: «La presenza di Dio viva e sensibile dura nella mia anima […] Il mio cuore è un tabernacolo vivente nel quale si conserva l’Ostiva viva. Non ho mai cercato Iddio in una imprecisata lontananza, ma nel mio intimo; nella profondità del mio proprio essere vivo familiarmente col mio Dio»[30].

Questa familiarità con la Trinità non è altro che il rapporto di amicizia al quale tutti i cristiani sono stati invitati. Si tratta di un rapporto paritario, un rapporto in cui Dio diventa un vero amico, un ospite [31]. San Tommaso afferma: «la carità è un’amicizia, e l’amicizia implica unione, perché l’amore è una forza unitiva»[32]. Secondo San Tommaso l’amore vicendevole implica una certa intercomunicazione. Si tratta di un rapporto familiare, spontaneo. Il cristiano è invitato a vivere questa comunione profonda con la Trinità [33]. Colui che vive nella grazia ha il dono di questa inabitazione. Di solito sono i santi che riescono a percepire questa presenza nel proprio cuore. Santa Faustina afferma: «Il mio cuore è la dimora stabile di Gesù»[34].

Questa è la gioia e la felicità di Santa Faustina. Le sofferenze, le croci e i dolori non la separavano dell’amore di Cristo: «Dio nella mia anima è per me sorgente di felicità e di vigore. Non cerco la felicità se non nel profondo della mia anima, in cui dimora Dio» (II, 256).

Il cristiano secondo Santa Faustina deve sentirsi in condizioni di vivere il silenzio per poter percepire la presenza di Dio nella propria interiorità e nella vita quotidiana. Il Vangelo ci dice che soltanto «i puri di cuori vedranno Dio» (Mt 5,8). Soltanto i puri di cuore possono percepire la presenza della Santissima Trinità. Come diceva San Leone Magno il cristiano è un privilegiato: «riconosci, cristiano, la tua dignità». Siamo chiamati a riconoscere la grandezza della nostra vocazione, siamo chiamati a vivere in profonda comunione con Dio e dobbiamo crescere in questo incontro amichevole, familiare, personale con Gesù Cristo.

Questa comunione con Dio permette a Santa Faustina di vivire conforme a Gesù Cristo. Cristo è il Figlio obbediente che vive sempre realizzando il Piano di Dio. Il diario di Suor Faustina, il 4 febbraio 1935, riporta questa frase: «Da oggi faccio la volontà di Dio ovunque, sempre, in tutto. Non spaventarti di nulla, l’amore ti darà forza e te ne faciliterà l’esecuzione»[35]. Lei capisce che il cammino verso la riconciliazione e la comunione è la totale, assoluta obbedienza al Piano divino. In questa data lei decise di seguire il disegno divino in maniera più radicale. Seguendo le orme di Cristo voleva vivere questa obbedienza amorevole, filiale e pronta al Piano divino: «la mia felicità e fare la volontà di Dio e nessuna cosa al mondo riuscirà a turbarmi questa felicità»[36]. La preghiera, la direzione spirituale, l’ascolto e l’obbedienza ai suoi superiori e confessori, il consiglio e il discernimento furono per lei mezzi fondamentali per vivere intensamente l’obbedienza al disegno divino.

IV. Cammino di riconciliazione con se stessi

Il messaggio di misericordia di Santa Faustina diventa anche un cammino di riconcilizione con se stessi. Accogliere la misericordia di Dio è accettare fino in fondo il proprio peccato e la propria fragilità morale: «Non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto»[37].

Coloro che hanno deciso di vivere lontani da Dio, hanno la coscienza addormentata e subi­scono le conseguenze del soggettivismo e del relativismo morale divenendo incapaci di percepire la gravità del proprio peccato e il danno che fanno a se stessi. In questa situazione è fondamentale un’ educazione progressiva ed una reale apertura alla grazia che aiuti le persone ad essere consapevoli del loro stato.

Per coloro invece che hanno iniziato un cammino di fede, una trappola molto comune di Satana è far credere che alla fine uno non è “così tanto peccatore”. Il cristiano può avere la tentazione di considerare che non ha peccati così gravi in paragone ad altre persone. Se sono gravi tenta di relativizzarli con la giustificazione che molti commettono gli stessi peccati e forse di peggiori. La persona che desidera vivere una vita cristiana autentica ha la grande tentazione farisaica di illudersi con le proprie convinzioni e confondere il desiderio e anelito profondo che ha di vivere la santità –cioè l’ideale che ha assunto− con la realtà della sua esistenza, cioè con la verità su se stesso. La stessa tentazione farisaica porta la persona, non solo a dimenticare i propri peccati, ma anche a ricordare soltanto le proprie virtù o le opere buone, ingannandosi sull’immagine che ha di se stesso.

Santa Faustina è una donna che, accogliendo la misericordia di Dio, ha vissuto la riconcilia­zione con se stessa introducendosi nel lungo cammino della vera umiltà. L’autentica umiltà è il cammino verso la riconciliazione personale. Possiamo dire che questa chiarezza e consapevolezza del proprio peccato è, allo stesso tempo, una grazia e una risposta ad essa.

Santa Faustina aveva una coscienza profonda della drammaticità del peccato dell’uomo. Sap­piamo che il Signore Gesù ha rivelato che la missione dello Spirito Santo è “convincere il mondo del peccato”. Questa coscienza sul proprio peccato è uno dei frutti della riconciliazione della Croce di Cristo. Cristo consegnando la sua vita per noi rivela la profondità del peccato umano. I peccati degli uomini sono stati così gravi che il Figlio ha deciso di soffrire e morire per noi. Santa Faustina ha potuto partecipare nella sua vita spirituale a questo dolore del Figlio: «Quando sono rientrata in me –racconta la mistica− il Signore mi ha fatto assaggiare una piccola parte di quell’ingratitudine che inondava il Suo Cuore»[38].

Uno dei frutti della redenzione è la rivelazione sulla situazione di peccatori feriti e riconci­liati. Santa Faustina ha una profonda esperienza della dinamica del peccato: «Nella meditazione sul peccato il Signore mi ha fatto conoscere tutta la malizia del peccato e l’ingratitudine che in esso è contenuta»[39].

Il primo passo di chi accoglie la misericordia divina è la conversione e il riconoscersi umil­mente peccatore. Non basta solo l’accettazione generica di “peccatore”, bisogna avere coscienza del peccato concreto, particolare, “personale”. Ed è così che lo Spirito Santo inizia la sua missione di Maestro di Verità e di Santificatore. Lo Spirito Santo concesse a Santa Faustina di aprire la propria coscienza alla verità su se stessa: «Oggi improvvisamente mi penetrò come un lampo lo sguardo del Signore e conobbi subito i più minuscoli pulviscoli della mia anima […] domandai perdono al Signore e con grande fiducia mi affidai alla Sua infinita Misericordia. Questa conoscenza non mi deprime, né mi allontana dal Signore, anzi suscita nella mia anima un maggior amore ed una fiducia illimitata ed il pentimento del mio cuore è unito all’amore. Questi lampi particolari plasmano la mia anima»[40].

Quando parliamo di riconciliazione con se stessi significa non soltanto riconoscere il proprio peccato, ma amare se stesso vivendo nella verità del proprio essere. Qualche volta facciamo fatica a coniugare l’amore di Dio con l’amore per noi stessi, perché ci appare come una contraddizione. L’umiltà che deve vivere il cristiano non significa pensare che egli sia una nullità e quindi una per­sona oggetto di disprezzo [41]. Dobbiamo capire che cosa intendevano i santi quando parlavano della pro­pria nullità. I santi sono stati i primi a volersi bene. Non è che negano le proprie capacità o le virtù. Accettano con umiltà la fonte da dove proviene il bene che trovano in se stessi e non hanno paura di riconoscerlo: «Quando l’anima si avvede che tutto quello che ha in sé le è stato dato gra­tuitamente e che di suo c’è solo la miseria, questo la mantiene continuamente umile davanti a Dio»[42]. Perciò la vera umiltà è camminare nella verità, il che significa riconoscere con umiltà i doni, le capacità e le virtù che gratuitamente abbiamo ricevuto. Gesù parla a Suor Faustina: «sii ri­conoscente per la più piccola grazia che ricevi da Me, poiché tale riconoscenza Mi costringe a con­cederti nuove grazie»[43]. La vera umiltà frena il desiderio disordinato della propria grandezza e ci in­duce a non cercare in maniera disordinata la stima ed apprezzo altrui. La vera umiltà conduce ad amare se stesso e la propria realtà alla luce di una sincera verità. È bello come Santa Faustina si vo­glia bene: «Non striscio mai davanti a nessuno. Non sopporto le adulazioni, e l’umiltà è solo verità; nella vera umiltà non c’è servilismo. Benché mi consideri la più piccola di tutto il convento, d’altra parte sono lieta della dignità di sposa di Gesù […]. Poco importa se qualche volta sento dire che sono superba, poiché so bene che i giudizi degli uomini non riescono a scorgere i motivi delle azioni»[44].

È interessante osservare come Santa Faustina diventa una attiva collaboratrice dell’azione dello Spirito Santo nella sua coscienza. Lei è certa che i “lampi” dei cui parla siano frutto dell’azione dello Spirito che plasma la sua anima. Lei accoglie la Verità e tenta di smascherare l’inganno del suo cuore: «La superbia tiene l’anima nelle tenebre. Essa non sa e non vuole penetrare esattamente nel profondo della su miseria: si maschera e fugge da tutto ciò che dovrebbe gua­rirla»[45]. Lei coopera dalla sua libertà conoscendo se stessa, chiedendo perdono, affidandosi alla miseri­cordia e non allontanandosi dal Signore.

Un esercizio concreto di questa collaborazione è la pratica continua dell’esame di coscienza che porta a riflettere con sincerità sui proprii peccati. Faustina era molto attenta a questa pratica, che purtroppo è stata abbandonata nella Chiesa e che si dovrebbe riprendere. Santa Faustina realizzava questo esercizio di pietà scrivendo alla fine della giornata le sue vittorie e le sue sconfitte [46]. Nei suoi esercizi spirituali si proponeva impegni concreti sui quali dopo effettuava un’attenta verifica. L’esame di coscienza l’aiutava a capire le cause dei suoi difetti, esterni e interni, con il fine di evitarli o correggerli [47]. Questo esercizio ci fa capire la tensione di santità nella quale la Santa viveva.

Per vivere la riconciliazione con se stesso, non basta soltanto la consapevolezza del peccato se subito non si eleva lo sguardo verso Colui che ci ha riconciliato e ci dà la possibilità della nostra conversione. Colui che sta all’inizio della vita di fede trova difficoltà a fidarsi e a credere che Gesù abbia il potere di guarire le sue ferite e vincere il suo peccato. Sebbene intellettualmente l’uomo può dire di avere fede, nell’intimo del suo cuore rimane un’antropologia negativa che lo trascina verso uno sguardo superficiale, ritenendo che le forze del male sono più potenti che la Persona di Cristo.

Suor Faustina con la sua santità ci indica il cammino da seguire. Per lei la fiducia nella misericordia divina non è un atteggiamento statico. Lei riconosce la propria fragilità e la propria piccolezza, però non si fida più delle sue forze e si affida con gioia alla potenza divina: «Quando l’anima vede e riconosce la gravità dei suoi peccati, quando si svela ai suoi occhi tutto l’abisso di miseria in cui è precipitata, non si disperi, ma con fiducia si getti nella braccia della Mia Misericordia, come un bambino fra le braccia dell’amata madre»[48].

Questa profonda speranza nella misericordia divina non lascia Suor Faustina sterile o pas­siva. Al contrario, avendo uno spirito pieno di speranza e perciò di gioia per la vittoria di Cristo ri­sorto, si impegna con decisione e fermezza a lottare e combattere contro il proprio peccato: «O mio Gesù, nonostante le Tue grazie, sento e vedo tutta la mia miseria. Comincio la giornata lottando e la termino lottando, appena rimuovo una difficoltà, al suo posto ne sorgono dieci da superare, ma non mi affliggo per questo, poiché so bene che questo è il tempo della lotta non della pace. Quando l’asprezza della battaglia supera le mie forze, mi getto come una bimba nelle braccia del Padre Celesto ed ho fiducia che non perirò. O mio Gesù, sono tanto propensa al male e questo mi costringe ad una vigilanza continua su di me, ma nulla mi scoraggia, ho fiducia nella grazia di Dio, che abbonda dov’è la più grande miseria»[49]. In questa santa donna il combattimento spirituale di­venta una realtà quotidiana e naturale. Lei non si sofferma sui propri frutti personali, né sulle con­quiste né sulle opere eseguite. Lei ha un solo desiderio: quello di diventare santa. Santa Faustina vive con la speranza certa e sicura che, prima o poi, il Signore farà fiorire i frutti di santità: «Voglio diventare santa e confido che la misericordia di Dio anche da tanta miseria, quale io sono, possa ri­cavare una santa, poiché dopo tutto ho buona volontà. Nonostante tutte le sconfitte, voglio lottare come un’anima santa, e voglio comportarmi come un’anima santa. Non mi scoraggerò per nessuna ragione, come non si scoraggia un’anima santa. […] Dal momento attuale però fisso il mio sguardo su di Te, o Cristo, che sei la mia Guida migliore. Confido che benedirai i miei sforzi»[50].

Santa Faustina distingue fra santità e perfezionismo. La santità non è un’assenza di sbagli o limitazioni. La santità si conquista attraverso la lotta e comporta di alzarsi sempre dopo la caduta, con la certezza che il Signore ricompenserà. Lei afferma: «non abbattersi se, passato il tempo, ciò che abbiamo fatto non si dimostra buono. Il Signore Dio guarda l’intenzione con la quale cominciamo e secondo questa darà la ricompensa»[51].

Questa fiducia in Dio fa sì che possa vivere nella provvisorietà dell’esistenza con serenità e pace in mezzo alle difficoltà della vita. Santa Faustina non si sente padrona della propria esistenza; sa di non controllare i propri passi. Nelle sue sofferenze riconosce che il Signore è il Signore della sua storia: non recrimina il passato, né si preoccupa del futuro. Con semplicità sa che il presente le appartiene e che bisogna lavorare e fare tutto ciò che sta nelle sue mani per compiere il divino disegno: «Il tempo futuro non è in mio potere. Per cambiare, correggere od aggiungere qualche cosa. Né i sapienti, né i profeti han potuto far questo. Affidiamo pertanto a Dio ciò che appartiene al passato. O momento presente, tu mi appartieni completamente. Desidero utilizzarti per quanto è in mio potere, e nonostante io sia piccola e debole, mi dai la grazia della tua onnipotenza. Perciò confidando nella Tua Misericordia, avanzo nella vita come un bambino» [52].

V. Cammino di riconciliazione con gli altri

Nel Vangelo di Matteo Gesù ci invita alla santità: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste»[53]. Il parallelo di questo brano nel Vangelo di Luca ci spiega cosa sia questa perfezione. Il Vangelo di Luca, conosciuto come il Vangelo della misericordia [54] afferma: «siate mise­ricordiosi come è misericordioso il Padre vostro»[55]. La perfezione è paragonata all’esercizio della misericordia. Gesù nelle beatitudini ci chiama ad esercitare in prima persona la misericordia presente in Dio: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia»[56].

La santità ha perciò come nucleo centrale l’amore verso Dio e verso il prossimo. Santa Fau­stina non si ferma sui suoi piccoli sbagli né sulle sue limitazioni: sa che sarà “giudicata sull’amore”. Lei esprime la forza dell’amore con queste parole: «O Gesù, mi fai conoscere e comprendere in che cosa consiste la grandezza di un’anima: non nelle grandi azioni, ma in un grande amore. È l’amore che vale ed esso conferisce grandezza alle nostre azioni. Benché le nostre azioni siano piccole e or­dinarie di per sé, in conseguenza dell’amore diventano grandi e potenti davanti a Dio, solo grazie all’amore. L’amore è un mistero che trasforma tutto ciò che tocca in cose belle e gradite a Dio»[57].

Faustina con queste parole ci invita ad una santità vissuta nella vita quotidiana. È molto vi­cina alla nostra realtà. La santità diventa così una chiamata universale, una chiamata per ogni cri­stiano. Qualche volta pensiamo che di fronte al male del mondo siamo impotenti e non possiamo fare nulla, però non ci accorgiamo che è l’amore vissuto fino in fondo che rende grande e meravi­gliosa la nostra vita e che l’amore diventa una forza che eleva tutto il mondo in maniera misteriosa. Santa Faustina è riuscita a capire la forza del suo amore per il bene del mondo: «Oggi ho compreso che, se anche non portassi a termine nulla di quello che vuole il Signore da me, so che verrò ricompensata come se avessi concluso tutto, poiché Egli vede l’intenzione con la quale ho iniziato. […] tutte le opere sono una gocciolina davanti a Lui; l’amore ha un significato, ha forza e merito. Ha svelato alla mia anima vasti orizzonti; l’amore pareggia gli abissi»[58].

L’amore per lei non è una realtà astratta. Non si tratta di un sentimento o di un’emozione passeggera. La misericordia verso il prossimo è illimitata. Santa Faustina in una delle sue preghiere chiedeva al Signore che i suoi occhi, il suo udito, la sua lingua, le sue mani, i suoi piedi e il suo cuore fossero misericordiosi: «la misericordia descritta da lei è una misericordia totale, che abbraccia l’intera persona, non solo nella sfera spirituale, ma anche nella dimensione fisica. Gli occhi allora, saranno misericordiosi quando sapranno scoprire nell’anima del prossimo tutto ciò che vi è di bello e lo aiuteranno e compatiranno in ciò che è difettoso; gli orecchi diventeranno misericordiosi, se cesseranno di essere indifferenti al dolore ed alla sofferenza altrui; la lingua lo sarà, se eviterà di parlar male del prossimo e, al contrario, avrà per tutti una buona parola di consolazione e di perdono; le mani saranno misericordiose, se sapranno fare del bene al prossimo, accettando per sé i lavori più pesanti; le gambe lo saranno, se nonostante la stanchezza, correrrano in aiuto al prossimo; il cuore sarà misericordioso, quando sarà capace di provare compassione del prossimo e di tutte le sue sofferenze»[59].

La Misericordia ha tre modi di manifestarsi. Così parla Gesù a Santa Faustina: «Ti sottopongo tre modi per dimostrare Misericordia verso il prossimo: il primo è l’azione, il secondo è la parola, il terzo la preghiera. In questi tre gradi è racchiusa la pienezza della Misericordia ed è una dimostrazione irrefutabile dell’amore verso di Me»[60]. Sono tre modi molto concreti. L’amore si manifesta nell’azione. Come vediamo il suo misticismo non le impedisce di trovare corrispondenza tra contemplazione e azione. Tutt’altro, per lei l’azione e la misericordia verso gli altri sono una manifestazioni di ciò che contempla. La sua vita mistica si concretizza nella ferialità quotidiana. Il Signore le parla: «più un’anima è perfetta, maggiore è la luce che diffonde attorno a sé e più lontano arriva»[61]. Lei si nutre del suo incontro con Cristo. L’azione diventa per lei una vera liturgia e una continua azione di ringraziamento. Santa Faustina è una donna di preghiera che sa coniugare il suo rapporto intimo con Dio con il servizio solidale verso gli altri. È curioso che secondo nel Piano di Dio, alla fine, Lei non sia stata la fondatrice diretta della nuova Congregazione ma che sia rimasta nella Congregazione svolgendo semplici mansioni di cuoca, giardiniera e portinaia. Questa è una chiave di lettura interessante: la vita quotidiana, i doveri più semplici non l’allontanano dall’incontro con Cristo, tutt’altro la vita di Santa Faustina ci insegna che la quotidianità diventa l’ambito per vivere in una continua presenza di Dio. Sono tantissimi i modi di esercitare la misericordia verso gli altri. L’amore si fa concreto nel servizio. Si tratta di essere attenti ai bisogni altrui. Si tratta di essere custodi dei nostri fratelli, vigilare per la loro salvezza, seguire i loro bisogni, ascoltare i loro problemi, aiutarli nel loro cammino di santità, conversione e crescita della fede.

Il secondo modo di esercitare la misericordia è la parola, diventando apostoli della misericordia e testimoniando in prima persona l’incontro che abbiamo avuto con Cristo. Il terzo modo è la preghiera. La preghiera per la salvezza dei peccatori e per le persone che amiamo ha una forza misteriosa. Santa Faustina ci invita a esercitare la misericordia con gli altri attraverso la preghiera alla Divina Misericordia. La coroncina alla Divina Misericordia viene recitata in plurale: «Abbi misericordia di noi». La formula «abbi pietà di noi e del mondo intero» ci «insegna a liberarci dall’egoismo insensibile ed a mettere davanti ai nostri occhi il bene degli altri; […] Quanto più uniamo il nostro bene al bene della comunità, tanto meglio pratichiamo la misericordia richiesta da Dio nella devozione»[62]. La novena alla Divina Misericordia contiene anche questa dimensione universale. Con la preghiera possiamo abbracciare il mondo intero.

Con questa piccola conferenza ho voluto dimostrare che una grande santa e mistica come Santa Faustina Kowalska non sia modello lontano e irraggiungibile. Non mi trovo d’accordo nell’oppore la dimensione ascetica a quella mistica, è come il battito del cuore che alla sistole corrisponde la diastole. Soprattutto nel caso della nostra santa come dimostrato della sua. Ciò che la fece diventare santa non furono i doni soprannaturali come le apparizioni, le rivelazioni che Lei ricevette. La sua santità eroica fu un dono di Dio e il frutto di una cooperazione continua con la grazia, di un profondo combattimento spirituale che la portò ad accogliere l’amore misericordioso di Dio. La sua santità fu forgiata attraverso le difficoltà, le sofferenze, le persecuzioni e le incomprensioni. Per lei questi dolori furono un’occasione per conformarsi di più alla Croce di Cristo e per offrirli per la salvezza degli uomini. La sua vita semplice e umile ci fa capire che la santità non è altro che vivere in continua presenza di Dio nella la carità.

[1] Giovanni Paolo II, Omelia del Santo Padre nella canonizzazione di Maria Faustina Kowalska, 30/4/2000.
[2] L.F. Figari, Nostalgia d’infinito, Roma 2004, p. 27.
[3] Cf. G. Biffi, Liberti di Cristo, Milano 1996, p. 33.
[4] Secondo Freud Dio sarebbe la proiezione dei nostri desideri inconsci. Dio sarebbe la realizzazione dei bisogni dell’infanzia di protezione e sicurezza. Secondo lui «la religione è così un trauma, una nevrosi collettiva: l’uomo soccombe alla dipendenza schiavistica di fronte alla figura paterna, non può staccarsene per la sua ansia di protezione e per l’angoscia ancestrale per il crimine commesso. Egli risponde al bisogno infantile di essere protetto dal padre in tal modo l’ordine e la coesione della società sono assicurati. Trattasi di una compensazione da parte dell’uomo al sentimento di colpa per il primo parricidio, mediante il rinnovato sommettersi al Dio padre, e mediante il quale l’uomo soddisfa il desiderio di occupare il suo posto con il sacrificio e la festa. Sempre c’è dietro la tensione fra l’amore e l’odio, fra l’ansia di liberarsi eliminando il padre e la ricaduta sotto la sua dittatura. È una tensione originaria, perché non è mai esistito uno stadio precedente paradisiaco dove i figli non fossero confrontati con il padre».
(G. Echavarren, «Sigmund Freud y la Antropología cristiana» en La Psicología ante la gracia, Buenos Aires 1999, p. 174 [traduzione mia]). La sua teoria non ha fondamento nella realtà storica della vita di Gesù Cristo e si oppone radicalmente alla rivelazione cristiana.
[5] P. Martinelli, «Amore misericordioso e paternità di Dio», p. 24.
[6] L . F. Figari, Un mundo en cambio, Lima 2004, p. 85 (traduzione mia).

[7] Diario, I, p. 155.
[8] Cf. Lc 10, 21-22.
[9] Santa Maria Faustina Kowalska, Diario, Città del Vaticano 2004, II, p. 420.
[10] Marcinkowski, T., La spiritualità della misericordia alla luce del Diario. La Misericordia Divina nella mia anima di Santa Faustina Kowalska, Roma 2004, p. 23.

[11] Diario, I, p. 181.
[12] 1 Gv 4, 7.
[13] Cf. Gaudium et spes, 22.
[14] Diario, II, p. 554.
[15] Cf. «misericordia» (L. Doufour) en Vocabulario de Teología Bíblica,Barcelona 1973, p. 543.
[16] «
ελεοs, ελεέω» (R. Bultmann) enKittel, G. – Friedrich, G., ed., Grande Lessico del Nuovo Testamento, 16 vol., Brescia 1965, pp. 403-404.
[17] Cf. Ex.34,6; 2 Sam. 2,6. 15,20; Sal. 40(39), 11s.
[18] Cf. Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, 4. 52.

[19] Diario, I, p. 278-279.
[20] Diario, I, p. 279.
[21] Diario, V, p. 776.
[22] Diario, VI, p. 925.
[23] GIovanni Paolo II, Dives in Misericordia, 8.

[24] Diario, VI, p. 922.
[25] Diario, II, p. 565.
[26] GIovanni Paolo II, Reconciliatio et Paenitentia, 15.

[27] Diario, I, p. 76.
[28] La Speranza ci offre la convinzione che la nostra nostalgia di riconciliazione non andrà fallita: «è facile comprendere quanta importanza abbia per la nostra vita una simile certezza e la speranza che porta con sé. Essa evidentemente non permette che tralasciamo di vigilare su noi stessi, perché non ci donna la certezza che la nostra volontà non abbia mai a volgere le proprie spalle a Dio, ma ci assicura che anche in questo caso la Misericordia divina non ci abbandonerà, che anzi ci verrà incontro a ricostituire la nostra dignità di figli di Dio, purchè noi non le opponiamo resistenza» (Woroniecki, G., Il mistero della Divina Misericordia, Roma 1961, p. 88).
[29] L. Grygiel, Misericordia divina per il mondo intero. La mistica di Santa Faustina Kowalska, Siena 2003, p. 400.
[30] Diario, IV, p. 695-696.
[31] Cf. J. G. Arintero, The Mystical Evolution, Illinois 1978, vol. 1, p.109

[32] STh II-II, 25, 4.
[33] Non parlo qui delle esperienze mistiche e delle rivelazioni di Santa Faustina, ma della profonda comunione che lei viveva con Dio.
[34] Diario, I, p. 187.

[35] Diario, I, p. 274.
[36] Diario, II, p. 474.
[37] Rom 7, 14.

[38] Diario, V, pp. 804-805.
[39] Diario, V, p. 712.
[40] Diario, II, p. 507.
[41] Sotto l’influsso di una spiritualità neo-platonica c’è stata una tendenza ad esprimere l’umiltà in senso negativo.
[42] Diario, II, p. 328.

[43] Diario, VI, p. 884.
[44] Diario, V, pp. 793-794.

[45] Diario, I, p. 128.
[46] Diario, I, p. 167.
[47] «Usually, however, those defects are numerous. If we regard them as a whole, we shall never succeed in rooting them out. Hence the necessity of the particular examination of our dominant fault; this examination ought to accompany our general examination and make it more fruitful. If we particularly stress one fault, we can properly begin to correct it. If it happens to be a dominant fault, then with it many others are rooted out». (J. Arintero, The Mystical Evolution, Vol. I, p. 307).

[48] Diario, V, p. 806.
[49] Diario, II, p. 397.
[50] Diario, V, p. 712.

[51] Diario, II, p. 483.
[52] Diario, I, p. 40.
[53] Mt 5, 48.
[54] Il Signore Gesù in questo Vangelo ci rivela un Padre misericordioso: Lc 15, 1ss. Gesù è venuto a cercare i peccatori (Lc 15); Egli ci indica che la santità consiste nella misericordia (Lc 6, 36) e ci rivela il suo amore verso la donna peccatrice (Lc 7, 36). Si ricordino a tal riguardo la parabola del figlio prodigo (Lc 15,11ss), la parabola del fariseo e il pubblicano (Lc 18, 9-14), la promessa del paradiso al buon ladrone (Lc 23, 39-43).
[55] Lc 6, 36.
[56] Mt 5, 7.

[57] Diario, IV, p. 525.
[58] Diario, II, p. 491.
[59] Marcinkowski, T., op. cit., p. 25.
[60] Diario, II, p. 457.
[61] Diario, VI, p. 836.
[62] Marcinkowski, T., op. cit., p. 147.